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Fausto Coen
(Mantova 1914 - Roma 2006), giornalista e scrittore, è stato direttore di Paese Sera. Per anni ha collaborato al programma di vita e cultura ebraica di Rai2 "Sorgente di Vita". Ha scritto numerosi libri sulla storia degli ebrei e dell'antisemitismo. Tra i suoi libri di maggior successo Una vita, tante vite , Dreyfus , L'amore inconcluso di Margherita C. , Israele: 50 anni di speranza .

Così lo ha ricordato il Corriere della Sera alla sua scomparsa:

"Addii: la scomparsa di un maestro
Se accanto ai tamburini dei cinema, oggi sui quotidiani, ci sono anche le trame che spiegano il contenuto del film, il merito è anche suo: quelle tramine, infatti, sono solo uno dei tanti regali che Fausto Coen ha fatto al giornalismo italiano. Spesso con decenni di anticipo sulla sensibilità dei tanti che lo avrebbero seguito.
Fausto Coen è morto ieri all'Ospedale Villa San Pietro dove oggi, alle 12, si terrà la cerimonia funebre. Aveva 91 anni e pur essendo nato a Mantova ha conosciuto e amato Roma con l'affetto di un figlio. Tullia Zevi ha pianto ieri la perdita di un «maestro di vita», Walter Veltroni «l'uomo importante per la vita culturale della città».
Fondatore e direttore dal 1962 al 1967 di «Paese Sera», Coen è stato l'inventore di una formula giornalistica che scopriva i fenomeni sociali dedicando la massima attenzione alla cronaca.
Uno dei primi a guardare con attenzione la stampa internazionale per tentare di sprovincializzare la nostra. È stato un uomo libero: il suo giornale, che faceva uno stile della prorpia impronta antifascista, aveva un editore di riferimento ingombrante come poteva essere il Pci. Eppure lui non ne ebbe mai la tessera e non era da Botteghe oscure ma dal suo ufficio che passavano giovani talenti o scrittori affermati. In quegli anni Paese Sera ospitava articoli di Natalino Sapegno, Norberto Bobbio, Galante Garrone, Umberto Eco, Pier Paolo Pasolini, Eugenio Garin, Tullio De Mauro, Roberto Rossellini, Ferdinando Camon, Domenico Rea. Ed è sulle pagine di «Paese Sera», che Gianni Rodari fa scoprire alla stampa italiana che esistono i bambini.
La sua avventura finisce nel giugno 1967, durante la guerra dei Sei giorni. La sua posizione, considerata filoisraeliana, lo porterà a dimettersi poco dopo. Non accetterà altri incarichi nel giornalismo, regalandoci alcuni libri importanti su come si dovrebbero fare i giornali. (p. fal.)"

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