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Paolo Cesaretti

Paolo Cesaretti (Milano 1957) insegna Storia Romana e Civiltà Bizantina all'Università di Bergamo. Tra i suoi studi filologici bizantini, oltre alla monumentale edizione critica del Commento all’inno pentecostale di Eustazio di Tessalonica (De Gruyter, Boston – Berlin 2014, con Silvia Ronchey), il trattato sugli Allegoristi di Omero a Bisanzio (Guerini 1991) nonché articoli specialistici apparsi in sedi scientifiche italiane e straniere. La sua monografia storica Ravenna. Gli splendori di un Impero (FMR-Art'è 2005) è stata tradotta in tre lingue. Ai suoi studi di agiografia bizantina si devono fra l’altro le prime edizioni assolute in lingua italiana di opere quali la Vita bizantina di Barlaam e Ioasaf  (con Silvia Ronchey, Rusconi 1980, poi riproposto in versione ampliata e aggiornata: Storia di Barlaam e Ioasaf. La vita bizantina del Buddha, Einaudi 2012) e le Vite dei saloi Simeone e Andrea (Testi e studi bizantino-neoellenici 19, Roma 2014) che aggiornano e ampliano i suoi Santi folli di Bisanzio (Mondadori 1990). All’opera di Procopio di Cesarea ha consacrato, oltre a numerosi articoli, la traduzione delle Storie segrete  (BUR 1996 e succ.) e il volume Santa Sofia di Costantinopoli: un tempio di luce (De aedificiis I 1, 1-78), Jaca Book 2011 (con Maria Luigia Fobelli).  Ha anche curato le edizioni italiane di classici della bizantinistica internazionale come E. Kitzinger, L’arte bizantina, Saggiatore 1990 (poi Alle origini dell'arte bizantina, Jaca Book 2005, con Maria Andaloro) e C. Mango, La civiltà bizantina (Laterza  1991 e succ.); Cesaretti ha dedicato a Bisanzio tre opere di “narrative non fiction”. Assai fortunata e tradotta in otto lingue la sua biografia della controversa imperatrice Teodora (Teodora. Ascesa di una imperatrice, Mondadori 2001 e succ.), per cui ha vinto fra l’altro il Premio Grinzane Cavour per la saggistica (2002). Accolto con favore da pubblico e critica anche all’estero il suo L'impero perduto. Vita di Anna di Bisanzio, una sovrana tra Oriente e Occidente (Mondadori 2006, vincitore del Premio Internazionale Ascoli Piceno per gli Studi Medievali e del Premio Rhegium Julii per la Saggistica Storica 2007), che rievoca una vicenda femminile insieme francese e bizantina che si lega agli ultimi barbagli di Bisanzio superpotenza cristiana, tra il 1180 e il 1204 della famigerata IV Crociata. 

L'ultimo libro di libro di Paolo Cesaretti è Le quattro mogli dell'imperatore. Storia di Leone VI di Bisanzio e della sua corte (Mondadori 2015), dedicato al dotto sovrano che tra IX e X secolo riuscì ad assicurare la sopravvivenza della sua dinastia nonostante tre vedovanze in successione e l’ostilità del potere ecclesiastico.

 

Hanno detto di Paolo Cesaretti: 

La grande attualità e utilità de L'impero perduto di Cesaretti sta anzitutto nella sua minuziosa, severa e anti-ideologica ricostruzione di uno scontro di civiltà diverso ma forse più radicale di quello odierno
Silvia Ronchey, La Stampa

Paolo Cesaretti non cerca facili attualizzazioni. Gli eventi del 1204 sono visti attraverso il filtro di una vicenda individuale, attraverso la storia di una donna che è al tempo stesso la storia dei complicati rapporti tra Oriente e Occidente
Giorgio Ieranò, il Giornale

Un ritratto femminile storico molto curioso proposto da un accuratissimo studio del bizantinista Paolo Cesaretti... Leggere questa  biografia dai mille colpi di scena è come entrare nell'intero panorama di una civiltà, quella bizantina, alla quale l'occidentale Agnès si legherà indissolubilmente fino a trasformarsi in Anna, fedele all'Ortodossia anche quando i  confratelli cristiani latini  delle sue origini dilagheranno  nella capitale gloriosa d'Oriente
Gianfranco Ravasi, Letture

Un mondo affascinante, complesso, di frontiera, erede diretto dello spirito critico dell'Ellade, che lega a sé fino alla morte la coraggiosa Anna arrivata un attimo troppo tardi al capolinea dell'impero perduto
Paolo Rumiz, la Repubblica

La realtà storica evocata da Cesaretti è appassionante... Di Agnès-Anna, in realtà, si sa abbastanza poco. La ricerca di Cesaretti ha dovuto lavorar d'intarsio e talora di ricamo tra le fonti, movendosi  in una Bisanzio ormai preda dei mercanti 'latini'
Franco Cardini, Avvenire

 

 

Hanno detto di Teodora 


Paolo Cesaretti tramuta l'ambiguo mito di Teodora in un racconto movimentato e appassionante, che tuttavia non degenera mai nel romanzesco. La sua competenza di bizantinista gli consente di muoversi con sicurezza in un infido ginepraio di fonti; e il suo rigore di storico lo guida a ricostruire i fatti sull'analisi delle testimonianze. Ma Cesaretti è anche un narratore di vena fastosa e feconda...
Dario Del Corno, Il Sole 24 Ore

Non ho esitazioni nell'indicare quello che giudico il libro più originale nell'indagine storica, più creativo, in una parola, più bello che sia uscito in Italia nel corso di quest'anno
Quirino Principe, Il Sole 24 Ore

A riportare questo sorprendente personaggio nelle coordinate più realistiche della storia nessuno era più adatto di chi ha tradotto e curato (con Fabrizio Conca) proprio lo scritto di Procopio, cioè Paolo Cesaretti… Le pagine si colorano, il dettato si fa incalzante, il documento o il dato singolo viene considerato come tessera di un mosaico da ricomporre; la lettura è perciò affascinante senza mai scadere in quella retorica del giudizio su cui Procopio premeva il suo pedale narrativo
Gianfranco Ravasi, L'Avvenire


Il volto ambiguo dell'imperatrice di Bisanzio è un rompicapo che il bizantinista Paolo Cesaretti cerca ora di sbrogliare in una biografia appena pubblicata da Mondadori. Perché la vicenda di Teodora è una storia che ne contiene molte altre: un romanzo di sesso e potere, con perversioni tali da far impallidire i più arditi trasgressivi di oggidì
Giorgio Ieranò, Panorama


Gradevolissimo a leggersi per la competenza storica e vitale dello studioso, per la simpatia che suscita il geniale personaggio femminile
Maria Corti, La Repubblica

 

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