è nato a Roma nel 1952. Giornalista, ha lavorato a lungo al settimanale L'Espresso e nei giornali locali dello stesso gruppo editoriale. E' stato condirettore dell'Agl, l'agenzia centrale del gruppo, ha diretto il Centro e la redazione web della Finegil.
L'ultimo suo libro è
Io ho visto, trenta storie di uomini e donne che "hanno visto" le stragi nazifasciste del 1943-45 sfuggendo, spesso di un soffio, alla morte. Nel libro i ritratti fotografici dei protagonisti realizzati dallo stesso autore e che sono anche organizzati in mostra itinerante. Online un sito,
www.iohovisto.it, anima di un progetto aperto per raccogliere ulteriori testimonianze su quegli avvenimenti.
Buffa ha poi pubblicato con Franco Giustolisi
Al di là di quelle mura, viaggio nelle carceri italiane (1984) e
Mara, Renato e io, storia dei fondatori delle Brigate Rosse (1988).
Nel 1995 il romanzo
Ufficialmente dispersi (Marsilio) riedito da Transeuropa nel 2010.
«Appena finito di leggere il romanzo, scopro che l’autore è un quarantenne e non, come mi sarei aspettato, un oltre settantenne reduce dalla Russia. Ma poi perché meravigliarsi? Forse che il romanzo richiede all’autore l’esperienza diretta dei fatti che racconta? No. [Buffa] ha la capacità di far salire il racconto a punte d’intensità davvero notevoli, trasformandolo in una sorta di diario intimo (di un’anima). E un aiuto gli viene da un linguaggio serrato ma non nervoso, uno stile paratattico ma disteso (sfiorato ma mai invaso dall’allucinazione della follia).» (Angelo Guglielmi, la Stampa) «Dopo Il sergente nella neve di Mario Rigoni Stern e Centomila gavette di ghiaccio e molte altre riuscite testimonianze, sembrava ci fosse ormai ben poco da raccontare. È quindi con una lieta sorpresa che si legge il romanzo. Una macchina narrativa di grande efficacia.» (Gianni Corbi, la Repubblica) «A volte la narrativa italiana riserva delle sorprese. L’ultimo esempio si intitola “Ufficialmente dispersi”.» (Roberto Cotroneo, l’Espresso) «Un racconto di straordinaria intensità, un linguaggio che rifugge ogni ridondanza, che lascia parlare cose e situazioni. I personaggi stessi non hanno quasi un nome, eppure li sentiamo vivi, fin dal loro primo straordinario apparire. Un romanzo autentico.» (Gianfranco Bettin) «Scritto senza alcun trucco letterario, senza alcuna evidente malizia narrativa, affidato solo a fatti e scarne meditazioni, il libro di Buffa ha la secchezza appassionata di un diario di lavoro, come il rapporto di un archeologo dei sentimenti.» (Maurizio Giammusso) «Il rischio era quello di rimasticare la narrativa bellica, di rifare Rigoni Stern, ma a questo Pier Vittorio Buffa è molto attento. Non calca la mano sulla guerra, sulla neve, sul freddo, si limita alla essenzialità, lasciando che la tensione narrativa emerga invece dalla continua proiezione dello ieri sull’oggi, e facendo così emergere il nodo di fondo: il fatto che le guerre non si vincono e non si perdono, semplicemente e tragicamente, nel cuore di chi le combatte, non finiscono mai.» (Nicolò Menniti-Ippolito, Il mattino di Padova)