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Uno scrittore è ossessionato dal non riuscire più a scrivere da quando ha sognato di aver scritto uno straordinario racconto su un “Quaderno Nero” che, al suo risveglio, non trova: forse non è mai esistito. A dire il vero, non si ricorda neppure quale meravigliosa storia abbia scritto su quel Quaderno ma è convinto che se tornerà nei luoghi che l’hanno ispirata le sue ansie si dissiperanno. Lo attraggono le sale del Museo di Storia Naturale di Milano e davanti alla vetrina 49, quella dei coleotteri, e al misterioso illuminarsi di una cetonia, una donna senza volto gli suggerisce un indizio da seguire nella sua ricerca.

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È spietata, la polvere, quando si posa sulla vita di un uomo. Pietro Clostermann ha lasciato che sulla propria si accumulasse per anni e non ha alcuna intenzione di scrollarsela di dosso. Da quando ha ingiustamente perso il lavoro di capo della sicurezza per una grossa azienda, è un disoccupato che alza un po’ troppo il gomito e ha come unico amico un gatto al quale non ha mai dato nome. Ma a lui va bene così: se non ti leghi a nessuno, nessuno può deluderti. Poi una mattina si presenta alla sua porta un’anziana vicina di casa bisognosa d’aiuto; anche la sua vita è distrutta, perché pochi mesi prima la figlia Silvia è stata uccisa in circostanze che la polizia non ha saputo o voluto chiarire.

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Il secondo avvincente capitolo della serie con protagonista Ralph Core.

È passato un anno dall’attentato che ha quasi ucciso Solène, la sua fidanzata. E Ralph Core, giornalista di padre inglese e madre italiana, sta per perdere qualunque speranza che la sua donna, in coma in una clinica di Ginevra, possa tornare a vivere.

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Un biglietto, ormai ingiallito, trovato in una vecchia camicia a quadri nel fondo di un armadio, riporta la memoria di Libera, la fioraia del Giambellino, all’episodio più doloroso della sua vita. Quella camicia è del marito, ucciso vent’anni prima senza che mai sia stato trovato il colpevole, e quel biglietto sembra scritto da una donna. Ma tanto tempo è passato: perché riaprire antiche ferite? Libera ha sempre cercato di dimenticare, piano piano ha messo su un’attività che funziona, se la cava abbastanza bene, altri uomini la sfiorano e la corteggiano. Eppure, quel buco nero della sua esistenza continua a visitare le sue notti insonni, tanto più che – ora lo vede bene – alcuni particolari, nell’archiviazione del caso, la convincono sempre meno.

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AA. VV.

Adelia non è una principessa come tutte le altre, non vuole vestiti eleganti, balli sfarzosi, carrozze dorate e men che meno un principe da sposare! Adelia vuole giocare all'aperto, mettere le scarpe da ginnastica e partire all'avventura per scoprire il mondo. Un esempio e un'ispirazione per tutte le bambine di oggi, curiose e vivaci, libere di essere ciò che vogliono e padrone del proprio destino. 

Una mattina, nella Via dei Sogni, si incontrano la muccoca Stella e la galgatta Birilla. Quest’ultima confessa all’amica il desiderio di vedere l’Orologio della Contentezza che rende felici per sempre quelli che riusciranno ad ammirarlo. Raggiungerlo, però, è un’impresa difficilissima. Mentre parlano si avvicina loro un gufolpe che chiede di unirsi al viaggio: conosce la strada e sa come superare il Nero Budello. E partono. Eccoli dunque lì a sguazzare nell’acqua delle fontane che donerà loro la forza e la potenza per affrontare altre avventure.

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La quarta indagine di Marco Pisani, avogadore a Venezia in missione nella città eterna.

Roma all’improvviso è impazzita: ostie che si incendiano, monache che fuggono dai conventi in preda a raptus, strade e case in cui si aggirano fantasmi, fontane che buttano sangue. Le forze del Male si sono impadronite della città o si tratta di una congiura di matrice molto umana? Così sembra pensarla papa Lambertini, che per sventare il pericolo chiama al suo fianco il vecchio amico Guido Valentini e l’avogadore Marco Pisani, seguiti dai fidi Nani e Gasparetto.

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Perché Adele decide di ritirarsi in una villa isolata sul mare? Da cosa fugge? Cosa l'ha ferita? Aveva tutto ciò che si può desiderare: un lavoro, un'amica speciale, una sorella adorata anche se tanto diversa da lei, Nina, e soprattutto un grande amore, Thomas, il ragazzo "con un viso da apostolo". Una fatalità sembra unire i personaggi, legati dal Libro tibetano dei morti come da un lungo filo rosso che attraversa le loro vite.

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Venezia, XVIII secolo. Samuel è un orfano del ghetto. All'ennesima lamentela per i suoi furtarelli al
mercato, il rabbino Abrabanel lo spedisce a casa del ricco commerciante Badoer per fare compagnia al figlio Ludovico, affetto da una strana malattia. Ben presto, però, Samuel scopre che il suo compito è anche un altro: durante le lezioni, a ogni comportamento sbagliato, è lui a subire le punizioni corporali al posto di Ludovico, di rango troppo alto per riceverle direttamente. Whipping boys, così venivano chiamati i ragazzi come Samuel.

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L’angelo del mare fangoso. Venetia 1119 d.C., (dopo La pietra per gli occhi. Venetia 1106 d.C. e La bottega dello speziale. Venetia 1118 d.C.) conclude il primo atto della saga in tre volumi sulle origini medievali di Venezia.

 I personaggi che abbiamo conosciuto nei primi romanzi, ovvero lo scriba Edgardo, la schiava Kallis, il medico magister Abella, il mercante Magdalena Grimani, lo speziale Sabbatai, il fiolario Tataro, tornano al centro del racconto.

Siamo nell’anno 1119 d.

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Durante una vacanza in Sicilia, tre sedicenni apprendono la storia di una loro coetanea che, cinquant’anni prima, ha cambiato la storia d’Italia affermando il diritto delle donne di decidere del proprio futuro. Nel 1965 ad Alcamo, Franca Viola subiva un sopruso che a quel tempo non era raro. Rapita e violentata dall’uomo che aveva rifiutato, sembrava non avere scelta: perdere la «purezza» costituiva un’onta incancellabile, e l’unica soluzione era sposare l’uomo che l’aveva disonorata. Solo cosí la macchia sarebbe stata lavata. Perfino la legge, che accettava il matrimonio «riparatore», era contro di lei.

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Quattro sgangherati amici decidono di scrollarsi di dosso le nebbie e l'accidia del loro paesino padano per darsi all'Avventura e realizzare i propri sogni. Prima col rapimento di un toro da monta nascondendolo in un Jolly Hotel in attesa del riscatto, ma con drammatiche conseguenze, e poi levando le tende alla volta di Roma per fondare un teatro off. La voce di Casablanca, il più appartato dei quattro, narra quindi una tragicomica vicenda di donchisciotti votati ai fallimenti: Paolo, che data la sua somiglianza con Jack Palance ambisce ai riflettori del teatro e del cinema, Elio, basso botolo ringhioso segnato da una fatale avarizia, Sauro elegante ceramista mancato che le donne divorano con lo sguardo e infine Casablanca stesso, diventato regista per caso, impegnato in un difficile faccia a faccia con un suo protervo alter ego.

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Nel flusso incessante di crimini e ingiustizie che ogni giorno ci raggiunge attraverso mass media e social network, ci capita spesso di aderire a passeggeri moti di indignazione collettivi; in fondo è facile, e non ci costa nulla. Ben più difficile sembra invece schierarsi davvero, prendere posizione con il rischio di rimetterci in prima persona, riconoscere le scelte e le azioni giuste da opporre agli abusi che vengono compiuti davanti ai nostri occhi. Che cosa può fare, allora, chi vuole concretamente cambiare le cose?

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Per Paolo Di Stefano il legame che unisce un uomo alla propria casa è qualcosa di profondo e fondante. Le case vengono arredate, vissute, curate e a volte abbandonate, assorbono gli odori, gli umori, i sentimenti, le vite di chi le abita e contemporaneamente le influenzano, diventando parte fondamentale della memoria più intima di un uomo. Il volume racconta questo rapporto a partire dalla descrizione della casa in cui è nato. Dalla Sicilia dove l’odore di peperoni arrostiti si mischia a quello delle muffe, alla Svizzera, dove resta impregnato nelle tende e nei tappeti che la madre mostra con fierezza ai parenti in visita. Le abitudini familiari sono descritte nei particolari, in gesti semplici e significanti messi in atto da personaggi reali, strettamente legati all’autore, con ironia ma anche un velo malinconico.

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Durante una notte surreale, e nello stesso tempo fin troppo reale, una donna, una scrittrice, tornata nel paese siciliano dove è nata, nella piazza dove passeggiava bambina, ascolta decine di voci che giungono da un altrove indistinto, che si fanno strada in una nebbia strana, inquietante. Sono voci di donne morte, che vogliono, devono, raccontare le loro storie perché la scrittrice le trascini fuori dall'oblio al quale sono destinate. Sono storie quasi sempre dolorose, a volte tragiche, che hanno una caratteristica in comune: l'umanità delle protagoniste, la loro complessità emotiva e intellettuale, i loro sentimenti, le loro vite vere, insomma, tutto viene sempre e inesorabilmente annullato nella dicotomia maschile della donna «santa o buttana».

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Il nuovo campionato è alle porte, ma le Cipolline sono ancora in alto mare: Spillo è volato a Parigi a fare lo chef, e la squadra è rimasta senza mister; come se non bastasse, occorre trovare altri giocatori per completare la rosa. Inaspettatamente, però, torna Lara, che accetta di diventare il nuovo allenatore, riportando entusiasmo ed energia alle Cipolline con la sua proverbiale grinta da tigre.

Napoli, 1766. Al tocco delle undici antimeridiane Brais Barreiro sente con certezza che quello sarà il suo ultimo giorno di vita. L’origine dei suoi tormenti affonda le radici in un tempo e in un luogo lontano, la Galizia del 1730, quando, giovane orafo di talento e di riconosciuta fama, gli viene commissionato un gioiello senza eguali:  una collana d’oro con uno scintillante pendente, noto come sapo gallego per  l’affinità tra la superficie scabra del gioiello e la pelle del rospo.
Portata a termine l’opera, destinata al sontuoso décolleté di donna Delícia Castro, Brais scopre che l’idea di privarsene gli provoca una sofferenza inaspettata, un  autentico sentimento di lutto.

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Nella vita di Clara le strade hanno nomi mutevoli, quelli dei pensieri che le attraversano la mente mentre il corpo le percorre. Si perde nella geografia della città così come nel passato da cui è fuggita da ragazza. Sposata a un uomo che non ama, insegue invano una maternità che dia senso al matrimonio e, insieme, alla sua vita. Ma quando ogni speranza sembra persa, Clara si ritrova a compiere un gesto atroce, inaspettato, e nello stesso drammatico istante a realizzare il proprio sogno.

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Nel cuore di Milano c'è un delizioso bistrò, con grandi librerie di legno da cui si affacciano centinaia di volumi e l'aria che profuma di torte. Il posto ideale per rilassarsi sorseggiando del tè o magari, con un calice di vino bianco in mano, chiacchierare, lavorare, e intanto lasciarsi consigliare romanzi, saggi, fumetti da Petra, la proprietaria: quarant'anni da un po' e una disordinata massa di capelli che porta con orgoglio. Ogni giovedì sera, nella luce soffusa del suo Bistrò dei Libri e dei Sogni, Petra ospita un corso di Scrittura Creativa. Con lei, Armando, medico in pensione novantenne, dall'animo frivolo e lo sguardo da bambino, appassionato di tip-tap; Blanche, boccoli in stile Shirley Temple, architetto mancato, di mestiere imbianchina e ideatrice di fiabe; Linda, domestica e babysitter dal sorriso cauto e lo sguardo saggio da divinità inca; e poi lui, Dylan Altieri, l'eccentrico e affascinante insegnante.

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Cristiana Saitta frequenta la 3ªC della scuola media Matteotti di Milano. Adora cucinare torte e ha un sogno: entrare alla Scuola di Ballo della Scala. È dolce, buona, bella. Ruggero Rettagono frequenta la 3ªB della stessa scuola. È magrolino, ha un gran senso dell'umorismo, è il più basso della classe e colleziona i voti più alti. Per la Divina Faina e il suo gruppetto di Adulatrici Cospiratrici dai lunghi capelli e i vestiti firmati, Cristiana ha la terribile colpa di piacere al ragazzo più bello della scuola. E per questo va punita. Da allora diventa "Saittastaizitta", quella con più pancia che seno.

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Fare l’appello delle persone che abbiamo incontrato nella nostra vita, capire in quale senso sono state importanti e perché hanno lasciato un marchio indelebile: l’insegnante protagonista di questo romanzo compie un gesto consapevolmente rischioso che tuttavia lui sente necessario, quasi ineludibile. Ad accompagnarlo nell’impresa, con l’ingenua volontà di proteggerlo, per fortuna c’è Ottavio, suo ex alunno ripetente che si esprime soltanto in romanesco.

Rispondono ventisei nomi, quante sono le lettere dell’alfabeto: individui provenienti da ogni parte del mondo, giovani profughi, antichi amici dispersi, nonni paterni e materni, adolescenti pieni di speranza, a volte sventurati.

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Luigi ed Emanuele, entrambi orfani, crescono nel collegio milanese dei Martinitt. La guerra imperversa, ma la grande amicizia che lega i due ragazzini gli permette di non perdere la speranza e l'ottimismo.
Nulla possono, però, contro la ferocia e l'orrore delle leggi razziali, che stravolgono le loro vite e i loro cuori...

«Questo sarà un manuale di volo. Però senza aerei, mongolfiere o elicotteri.

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È una sera di giugno del 1970 in un piccolo paese della Calabria, Nunzio e Antonio hanno vent’anni e si amano, in segreto, da due mesi. Il loro amore si consuma dentro la vecchia Fiat del padre di Antonio, parcheggiata in uno spiazzo abbandonato. Ma, proprio quella notte d’estate, tre uomini incappucciati e armati trascinano Antonio fuori dall’auto, colpendolo fino a quando il giovane non giace a faccia in giù e a braccia aperte, come un Cristo in croce.
Tre giorni dopo Nunzio Lo Cascio sparisce dal paese, messo su un treno che da Reggio Calabria lo conduce lontano, a Londra. Il mondo, all’improvviso, gli ha  mostrato il volto più feroce, quello di un padre e due fratelli che «gli hanno  spezzato le ossa a una a una» per punirlo del suo “peccato”.

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Sette fratelli, una famiglia unita che si allarga con i matrimoni e la nascita dei figli. Una campagna da lavorare per mettere in pratica i propri ideali di libertà e di emancipazione umana. Un regime perdente che sferra il suo letale attacco il 28 dicembre 1943, uccidendoli ma non riuscendo a soffocare il loro esempio. L’esempio civile di un’intera famiglia, una famiglia eroica ed esemplare, diventata il simbolo di tutto il movimento di Liberazione.

«La scherma è un modo di vivere. Fa appello a qualcosa di profondo che sta dentro di noi. Ecco perché se mi chiedete qual è stata l’esperienza fondante della mia vita vi rispondo la scherma, e solo in seconda battuta il cinema. Che, senza la scherma, non sarebbe stata la stessa cosa.»
Davide Ferrario racconta la scherma come farebbe un film, partendo da un primissimo piano su un atleta fermo in pedana per poi allargare l’inquadratura, andando avanti e indietro nel tempo: un’arte incontrata da adolescente, un po’ dimenticata per i casi della vita, ma poi meravigliosamente riscoperta e mai più abbandonata.

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Nel 1938 si riuniscono 32 Paesi per affrontare il problema degli ebrei in fuga da Germania e Austria. Molte belle parole ma in pratica nessuno li vuole. Una sorprendente analogia con il dramma dei rifugiati ai nostri giorni.

Nello stesso anno 1938 vengono promulgate in Italia le infami Leggi Razziali. Come e con quali spinte interiori il singolo uomo reagisce ai colpi nefasti della Storia? Ci sarà qualcuno disposto a ribellarsi di fronte ai tanti spietati sbarramenti? In questo nuovo emozionante romanzo Lia Levi torna ad affrontare con particolare tensione narrativa i temi ancora brucianti di un nostro tragico passato.

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Patrie smarrite è una sorta di diario dei giorni trascorsi dall’autore nelle città natali dei genitori, Noto e Cremona. Questi viaggi sono l’occasione per raccontare, con la consueta forza narrativa, l’Italia di oggi e di ieri: lo sbarco degli alleati in Sicilia nel 1943, la nascita del regime fascista in una placida provincia padana, la vita e la morte del gerarca Roberto Farinacci. Il Nord e il Sud, gli italiani e la patria ideale, il disorientamento davanti a luoghi e simboli in cui, anche dopo l’incerto ritorno della democrazia, è ormai impossibile riconoscersi: tra queste pagine l’eredità della storia rivive attraverso l’incontro delle generazioni nelle piazze, sulle strade, davanti alle testimonianze dei drammi del passato, sul filo sottile di un intimo ed emozionante memoir.

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Un silos colmo di tonnellate di cocaina esplode su Milano e scatena follie e psicosi. Un comandante dei carabinieri e due ragazzi lottano per la sopravvivenza in una città impazzita. Milano. Tra 15 anni. Gheorge Pop è un criminale pieno di idee brillanti. L'ultima, davvero geniale, è quella di riutilizzare la cocaina che - una volta evacuata dai suoi consumatori - abbonda nelle fogne di Milano: raccoglierla, filtrarla, ripulirla, e rimetterla in circolazione. Little Virgin, la chiama (raffinato inglesismo per Madunina). Un tragico giorno d'estate, però, un temporale fa cadere un'enorme gru sul deposito in cui Pop tiene ammassate tonnellate di droga da ripulire, che trascinate dal vento si spargono sopra Milano.

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Il campionato riprende dopo la pausa natalizia, ma le Cipolline faticano a trovare la vittoria. Emma, stanca di scaldare la panchina, non si presenta più agli allenamenti, Spillo vola a Parigi per decidere se accettare la proposta di una famoso ristorante che lo vorrebbe come chef... Intanto gli Squali infilzano una vittoria dietro l'altra, e la lotta allo scudetto si fa sempre più dura!

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