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"Un braccio di ferro si gioca da secoli tra Russia e Turchia per l’eredità simbolica dell’Impero romano d’oriente. In un sistema di tensioni e di interessi che da sempre si è alimentato intorno ai destini politici del Medio Oriente, le opposizioni che si sono profilate come costanti inimicizie sono quella russo-britannica per la conquista dell’Asia centrale e quella la russo-ottomana per il controllo del Mar Nero, del Caucaso e degli Stretti. Non si trattava solo di confini, di vie di comunicazione, di mercati. Quelle rivalità si nutrivano di una contrapposizione plurisecolare derivante dalla compresenza e dalla concorrenza di tre culture religiose ciascuna delle quali impegnata (con differenti esiti) in un confronto con la Modernità occidentale “laica”: la cristiano-occidentale, cattolica o riformata che fosse; l’ortodossa dalle molte variabili nazionali, tra le quali primeggiava quella egemonica, la russa; la musulmana nelle sue variabili sunnita (facente capo al sultano-califfo ottomano) e sciita (il cui rappresentante più autorevole era lo shah qajar di Persia). Una tensione che s’incontrava con un “carattere originale” dalla valenza storica e simbolica: il sultano e lo zar, l’uno per “diritto di conquista” l’altro per “eredità ortodossa”, si consideravano entrambi eredi dell’impero romano: Costantinopoli, divenendo Istanbul, non aveva affatto dismesso i suoi caratteri di “Seconda Roma”; né la Mosca dei grandi principi, specie da quando essi erano gli appartenenti alla dinastia Romanov, aveva mai nascosto le sue pretese di “Terza Roma”. Questo contrasto sull’eredità imperiale caratterizzava la tensione tra i due imperi fra XVIII e XX secolo e si perpetuava, mutata e ridefinita, ben oltre la Rivoluzione d’Ottobre e la caduta del sultanato."

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