Un romanzo di formazione incredibilmente attuale, che narra la scuola e l’amore, il lavoro e l’invidia. Uno spaccato dell’Italia di provincia, un libro che racconta quanto è difficile crescere nelle periferie protagoniste delle cronache di questi giorni, un’autrice già finalista al Premio strega 2006
“Di Lucrezia Lerro mi sorprendono due qualità: la capacità di muoversi con naturalezza tra prosa e poesia e la sua necessità di aderire costantemente, ma con leggerezza di mano, a una realtà cruda e drammatica.”
TTL La Stampa
Lucrezia Lerro, La bambina che disegnava cuori, Bompiani
In un paesino del Sud la piccola Rosanna si innamora sui banchi della scuola elementare di un suo compagno, Mario: il primo bacio sulla guancia è la scoperta di un timido sentimento che sconvolge i ragazzi, oppressi da due madri egoiste e rabbiose e consolati da Ernestina, la “strega” del paese, una donna buona rimasta turbata dalla morte del marito. Gli anni passano e Rosanna arriva alle medie, tormentata da un’odiosa professoressa, mentre Mario lavora già nel bar del padre, mentre aumenta sempre più la gelosia della mamma di lui, la “vipera”, molto gelosa della fidanzatina del figlio. All’ultimo anno delle superiori i due ragazzi scoprono la sessualità e nascono i primi dissapori, a causa della presunta non verginità di Rosanna, tensioni fomentate dalla “vipera” che porteranno al fallimento del loro progetto di matrimonio. Mario infatti decide di partire per le vacanze con un amico, anziché andare via con lei, nel frattempo studentessa universitaria: è la crisi finale, un pubblico gesto di abbandono festeggiato dalla perfida madre di lui e fonte di scandalo in tutto il paese. Rosanna, con l’aiuto di Ernestina, decide quindi di trasferirsi a Milano per cominciare una nuova vita.
QUI Lucrezia Lerro risponde al Mini Questionario Proust di Paolo Di Stefano, QUI la Repubblica, QUI Sir, QUI il Mattino, QUI il Messaggero Veneto, QUI Grazia, QUI il Sole 24 ore, QUI la rassegna completa, QUI un'intervista al TG5, QUI Giuseppe Lupo su Stilos
