Chicca Gagliardo

 

Chicca Gagliardo vive a Milano. Ha esordito con il libro di racconti Nell’aldilà dei pesci. Cronache di donne stregate (Ponte alle Grazie, 2006, Libreria degli Scrittori 2014), dando vita a un originale stile visionario che mette in luce i lati nascosti della realtà. Dal libro sono nati la mostra Immagini dall’aldilà dei pesci al Mart di Rovereto, con i quadri, le foto e i video di otto artisti ispirati ai suoi personaggi, e il corto Nell’aldilà di Flavia Mastrella e Antonio Rezza, presentato nel 2008 alla Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro.
Nel romanzo Lo sguardo dell’ombra (Ponte alle Grazie, 2008) racconta chi sono, come vivono, cosa pensano le nostre ombre che da sempre affascinano artisti, filosofi, psicoanalisti, offrendo al lettore il primo illuminante trattato letterario di ombrologia. La protagonista del romanzo, un’ombra che vaga, diventa l’ombra di Alda Merini nel monologo scritto per l’antologia Mappe sulla pelle (editpress, 2012).
Con le fotografie di Massimiliano Tappari ha pubblicato Gli occhi degli alberi (Ponte alle Grazie, 2010), racconto cosmologico diviso in voci enciclopediche. Dal libro sono nate le passeggiate letterarie che, partendo dal Festivaletteratura di Mantova, hanno coinvolto con successo il pubblico di diverse città.Per il Festivaletteratura di Mantova, dal 2007 conduce Scritture Giovani, lo spazio dedicato alla nuova narrativa europea.Dal 2011 collabora con la Scuola Holden per Esor-dire.
Ha ideato e cura www.hounlibrointesta.it, importante e seguitissimo sito letterario che unisce diversi punti di vista sul mondo dei libri, a cui collaborano scrittori, librai, editor, agenti letterari, poeti, illustratori.
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L'ultimo libro di Chicca Gagliardo, dopo Il poeta dell'aria, è Gli occhi degli alberi e la visione delle nuvole, con Massimiliano TappariHacca

Rivedi QUi Chicca Gagliardo in un video per Le strade della narrazione, il Sole 24ore

 

Hanno scritto di Chicca Gagliardo

Simonetta Fiori, la Repubblica:

«Le donne fantastiche di Chicca Gagliardo sono figlie della signora meravigliosamente emersa da una pozzanghera, come in una pagina di Tommaso Landolfi».

 

Valeria Parrella, Grazia: 

«La nostra vita occidentale viene guardata in modo surreale. Eppure tutto ciò che ne risulta è perfettamente coerente».

 

Roberto Casati, Il Sole 24 ore: 

«Un’ombra intima è la protagonista del romanzo di Chicca Gagliardo, alla ricerca di una difficile riconciliazione con la donna cui è stata assegnata. Si tratta di un’ombra che riflette sulla propria condizione e non rinuncia a proporre una vera e propria teoria delle ombre: “Non puoi sapere quante ombre ci sono per strada, è impossibile contarle. Sono ovunque, vanno e vengono con la velocità dei lampi notturni. Ombre che camminano, corrono, appaiono, scompaiono, ricompaiono”… “le ombre non sono la vostra parte nascosta, non sono nascoste e non sono una parte, un pezzo. La tua ombra è tua quanto il tuo corpo è suo”. Le ombre provano piacere nel sovrapporsi e nel moltiplicarsi. L’ombra di Agnese segue con tormento le vicende sentimentali della sua… padrona? signora? Non abbiamo un nome per indicare il modo in cui le ombre vedono il mondo delle cose fisiche: c’è un’asimmetria fondamentale tra noi e le nostre ombre.

Di fatto se le ombre potessero parlare probabilmente ci farebbero sapere che impediamo loro di vedere la luce».


Simonetta Fiori, la Repubblica:

«Se la letteratura serve a spostare la percezione della realtà, il nuovo romanzo di Chicca Gagliardo assolve pienamente il compito. Terminata l’ultima pagina, lo sguardo sulla casa che ci ospita, ma anche per strada o in ufficio, sarà diverso. Inattese macchie di buio schizzeranno ovunque, ombre dal profilo incerto che avranno perso la cifra terrifica dell’infanzia per acquistare la dignità di compagne e consigliere.

È una storia dalla parte delle ombre, questa narrata da Gagliardo, anzi una storia raccontata da un’ombra, alla quale capita la ventura di legarsi ad Agnese, giovane donna scolorita da amori sbagliati e passioni spente. Come in un gioco di rovesciamenti sarà l’ombra a illuminare Agnese, il negativo ad accendere il chiaro, liberando la protagonista dall’inganno dell’arido Arturo. Perché non sono le ombre ad avere il lato oscuro, l’ambiguità è affare che riguarda più gli umani. E l’associazione tra notturno e mistero è proprio di chi non sa guardare l’enigma che prospera nella luce.

Al pari d’un vero trattato di “ombrologia”, Lo sguardo dell’ombra della Gagliardo esplora e riscatta quella zona buia che da sempre affascina filosofi e psicoanalisti, teatranti e visionari, artisti e matematici. Alla fine della lettura, delle ombre sapremo quasi tutto, come vivono e come si nutrono, odi e passioni, anche intolleranze e suscettibilità. Regno di sorprese e del meraviglioso, la loro storia viene risolta in una chiave che richiama esplicitamente Buzzati. Il registro surreale, già sperimentato nei racconti di Nell’aldilà dei pesci e ora arricchito da frequenti giochi di parole, consente all’autrice di attraversare terreni impervi come la percezione del dolore e del tempo, la fatica del crescere, la cerimonia degli addii. Nel chiaroscuro emotivo e sentimentale tracciato da Agnese e la sua ombra, la scrittura sembra privilegiare una tonalità cristallina, limpida come l’onda fiabesca che l’invade».

 

Benedetta Marietti, D di Repubblica: 

«La prima impressione è di meraviglia. L’io narrante del bel romanzo di Chicca Gagliardo dal titolo Lo sguardo dell’ombra è un’ombra che racconta la propria storia e la storia di tutte le ombre. Poi, lentamente, si viene trascinati nel mondo surreale e fantastico, ma riconoscibile come quello reale, in cui si muovono, oltre alle ombre, diversi personaggi: Agnese, una donna che “odora di riccio di castagna”, il profumo della passione spenta; Arturo, il suo amante traditore; Guia, la responsabile del Palazzo, un concept store freddo e metallico dove lavora Agnese. E poi Ortensia, Agave, Aloe, Tilde, Iside. Con una scrittura elegante e essenziale, Gagliardo illumina le gabbie della società occidentale, ma suggerisce possibili vie di fuga per ritrovare alla fine se stessi».

 

Armando Massarenti, Il Sole 24 ore: 

«Ho a lungo nutrito un pregiudizio nei confronti di ciò che si presenta come “surreale”. Dopo una classica infatuazione giovanile per i surrealisti, a vaccinarmi contro l’illusione che le libere associazioni o la scrittura automatica fossero la quintessenza della libertà ci avevano pensato due illustri fuoriusciti come Raymond Queneau e Alberto Savinio. Autori fantasiosi quanto mai, ma ancorati alla realtà e ai vincoli che – insieme a quelli dell’arte – essa pone alla creatività. Un equilibrio che poi ho ritrovato anche in autori vicino al surrealismo, da Man Ray a Buñuel. Ma ho sempre mantenuto quella, credo sana, diffidenza, anche quando mi è capitato di leggere i libri di Chicca Gagliardo (Nell’aldilà dei pesci, 2006, e Lo sguardo dell’ombra, 2008). Lì però ho riconosciuto subito, anche nel mezzo di invenzioni stravaganti, un’adesione alla realtà che alla fine mi faceva sentire a casa: sia che si trattasse di realtà psicologica (con i tipi femminili di Nell’aldilà dei pesci) sia che in gioco vi fossero “ontologia strane” e ambigue come quella delle ombre (studiate peraltro da filosofi come Roberto Casati).
Ed è proprio in queste zone ambigue, dove anche l’interpretazione di un fatto evidente può alla fine far vacillare il nostro senso di realtà, che si può allenare il gusto per un’ontologia che moltiplica gli enti e le possibilità del reale (alla Meinong) anziché ridurle a deserto (come Quine). Gli Occhi degli alberi è appunto un articolato esercizio di trasfigurazione della realtà, l’invenzione di un’ontologia fantastica che si sviluppa a mo’ di piccola enciclopedia o catalogo del mondo, che comprende oggetti del tutto familiari (un albero, un campanile, una nuvola, una statua), ma anche strane leggi cosmologiche o visioni di filosofi inventati. 67 immagini, reali e surreali al tempo stesso, ispirano altrettanti piccoli testi. La scrittura è descrittiva e oggettivante, da voce enciclopedica, e produce continui effetti di (ir)realtà. Ma gli occhi degli alberi sono lì, ben visibili, fotografabili (fotografati, di fatto, da Massimiliano Tappari), e ci guardano già dalla copertina del libro. Viene in mente L’occhio e lo spirito di Merleau-Ponty: “Certi giorni ho avvertito che gli alberi mi guardavano e mi parlavano”. Ma quelli erano alberi di Cézanne o di Klee. Qui invece vien voglia di credere che davvero gli occhi degli alberi siano stati scoperti dal naturalista tedesco Johannes Ende il 15 marzo 1827: “preso da vertigine gli sembrò di trovarsi di fronte agli occhi di silenziosi filosofi presocratici, intenti a osservare l’aria, i semi delle cose e tutti i segreti nascosti nella realtà multiforme”. Mentre il punto di vista di Chicca Gagliardo ci ricorda quello di un vero presocratico, Eraclito, quando scriveva: “Se tutte le cose andassero in fumo, le nostre narici imparerebbero a distinguerle l’una dall’altra”».

 

Valerio Magrelli, la Repubblica:

«Giorni fa su Le Monde è uscito un articolo intitolato Quand la foto s’incruste dans le roman. Tradurre il verbo è arduo, perché, più che “incrostare”, dovremmo dire “installarsi”, “piantare le tende”. Il senso comunque è chiaro: da André Breton fino a W.G. Sebald, la ricerca si concentra su quella particolare narrativa in cui l’immagine gioca lo stesso ruolo della parola, accampandosi nel tessuto verbale. Proprio a tale illustre famiglia appartiene il volume di Chicca Gagliardo Gli occhi degli alberi, arricchito dalle fotografie di Massimiliano Tappari. Questa enciclopedia fantastica è composta da sessantaquattro voci, accompagnate da altrettante illustrazioni a colori. Personaggi immaginari o grandi artisti guidano il lettore alla scoperta di un mondo parallelo, fatto di Macchie che vivono sui muri o di Onde monozigote, di Statue mammifere o di Polmoni dei Palazzi. Scompaiono i confini tra il regno minerale, vegetale e animale, e l’intero creato appare percorso da un’unica corrente vitale. Così, per piccoli tocchi, la prosa poetica di Chicca Gagliardo ci riporta nel cuore dell’antica visione panteista».  

 

Davide Sapienza e Franco Michieli, dal libro Scrivere la natura (Zanichelli, collana Scritture Creative, 2012):

«Sia Hesse che Jung sono intrisi di una visione millenaria, e lo è la Gagliardo: con Gli occhi degli alberi offre ispirazione futura a chi vuole avvicinare la scrittura evitando stili e figure retoriche troppo sfruttati. Il suo libro è quasi un manuale: l’autrice riscrive la cosmologia senza abolire la verità più profonda del rapporto tra macrocosmo (lo scrittore e la sua visione, che sono l’Universo) e microcosmo (il libro, che è l’essere creato) ovvero il processo creativo. In questo modo capovolge il nostro punto di vista, che diventa quello affermato dalle prime righe degli Occhi degli alberi: «Su ogni tronco degli Arbores videntes si aprono diversi occhi, cosicché la realtà non appare univoca, ma compone un mosaico che ne svela tutte le facce».

 

Lorenzo Viganò, Corriere della Sera:

«Vedremo sirene velate, alberi che respirano, scale che appaiono solo di notte, piante doppie, sedie fossili. Tutte cose vere, di cui non ci accorgiamo più perché abbiamo disimparato a guardare. E quando la luce giusta le illuminerà, e lo sguardo le metterà a fuoco, ecco che ci stupiremo di non averle notate prima, e, soprattutto, che esistano veramente. “Eppure sono lì, a portata d'occhio e di mano. Perché non c'è niente di più incredibile e surreale della realtà stessa”. Lo dimostrerà martedì 26 ottobre in una «Passeggiata metafisica» nel Parco Sempione, per l'occasione eccezionalmente aperto di sera -, la scrittrice Chicca Gagliardo traducendo dal vivo il libro «Gli occhi degli alberi» (Ponte alle Grazie): sorta di poetica e illuminante cosmologia a capitoli fatta di oceani sospesi e condotti lacrimali di case, di muri che sentono e vene del mare, dove convivono fianco a fianco filosofi presocratici e psicoanalisti svizzeri.

«Esattamente come nel libro non sono disegni, ma le fotografie di Massimiliano Tappari a svelare le meraviglie della normalità quotidiana», spiega Gagliardo, «così la trasformazione del volume in una passeggiata lo prolunga nella realtà. Un modo per dimostrare che chiuso il libro si possono trovare le stesse cose o cose simili accanto a noi. Basta solo saperle vedere».

La passeggiata, già compiuta con successo all'ultimo Festival della Letteratura di Mantova, dove ha ipnotizzato il pubblico rendendo necessaria una replica a notte fonda, partirà dall'Acquario (viale Gadio 2, ore 21, ingr. libero, info: eventi@salani.it), proseguirà nel parco e infine tornerà all'Acquario dove si concluderà. Un'ora-un'ora e mezza di esplorazione notturna, introdotta da Armando Massarenti e «illuminata» dalla pila di Tappari, con interventi a sorpresa dell'attrice Lorena Crepaldi, durante la quale Chicca Gagliardo, voce narrante, costruirà una trama di racconto. Partendo dall'Acquario, seguiremo il filo dell'aria che poi, secondo la metamorfosi di Anassimene, diventerà vento e poi acqua, terra, pietra. Scopriremo la direzione del tempo, parleremo di ombre, riflessi, inconscio, Jung e Ovidio, e De Chirico, di cui indagheremo i segreti dei "Bagni misteriosi". Il tutto con l'aiuto di un senso, quello della meraviglia, che raramente attiviamo. “Spesso diciamo che la nostra vita segue il solito tran tran”, conclude la scrittrice, «senza renderci conto di vivere in un meraviglioso mistero chiamato realtà. Che, come diceva Einstein, possiamo capire solo con l'immaginazione».

 

INTERVISTE SU INFINITE STORIE

Qui (http://www.infinitestorie.it/frames.speciali/speciali.asp?ID=489 )l’intervista su Infinitestorie per Nell’aldilà dei pesci.

 

Qui (http://www.infinitestorie.it/frames.speciali/speciali.asp?ID=691 )per Lo sguardo dell’ombra.

 

Qui (http://www.infinitestorie.it/frames.speciali/speciali.asp?ID=913) per Gli occhi degli alberi.

 
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